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Safari a cavallo: guida completa a Okavango, Masai Mara e Namibia

Nel delta dell'Okavango, in Botswana, l'acqua arriva nel momento piú inatteso: durante la stagione secca, quando le piogge cadute mesi prima sugli altopiani dell'Angola raggiungono finalmente le pianure. I fuoristrada restano confinati sulle isole di terra asciutta; i cavalli no. Un safari a cavallo permette di attraversare al galoppo una prateria allagata accanto ai lechwe rossi, di affiancare al passo una giraffa intenta a brucare, di raggiungere angoli che nessun veicolo può toccare. È considerata una delle esperienze piú intense che la natura africana possa offrire, ma anche una delle piú esigenti: dove vivono leoni ed elefanti, saper montare bene non è un dettaglio burocratico, è una condizione di sicurezza.

Perché il cavallo cambia tutto

Per la fauna abituata ai safari, un veicolo è un oggetto familiare e privo di interesse. Un cavallo con il suo cavaliere, invece, viene percepito come un animale: un grande erbivoro che appartiene al paesaggio. Zebre, gnu e antilopi lasciano quindi avvicinare i cavalli molto piú di quanto tollererebbero una persona a piedi. Al posto del motore diesel si sentono gli zoccoli sulla sabbia, il vento, gli uccelli; si respirano polvere e salvia selvatica. E si copre terreno: distanze che a piedi richiederebbero un'intera giornata scorrono via in poche ore di trotto e galoppo.

Il rovescio della medaglia è l'esposizione. Tra il cavaliere e un leone non c'è nessuna carrozzeria, nessun sedile rialzato. Tutta l'organizzazione di un safari equestre serio — la scelta dei cavalli, il disegno degli itinerari, l'ordine di marcia, le andature — serve esattamente a governare quel rischio.

Okavango: cavalcare dentro l'acqua

Delta interno iscritto nel patrimonio mondiale dell'UNESCO, l'Okavango è un mosaico di isole di palme, canali di papiro e pianure luccicanti coperte da un velo d'acqua. Si monta al mattino presto e nel tardo pomeriggio, quando il caldo concede tregua e gli animali sono attivi. I guadi, con l'acqua che a tratti arriva al ventre dei cavalli, sono tra i momenti piú belli del viaggio e tra i piú controllati: ippopotami e coccodrilli occupano i canali profondi, perciò le guide attraversano soltanto passaggi conosciuti e poco profondi.

Il delta ospita elefanti, bufali, leoni, leopardi e licaoni, ed è proprio per questo che gli operatori della zona fissano l'asticella molto in alto per i cavalieri. A seconda dell'itinerario si rientra ogni sera in un campo fisso oppure si avanza di campo mobile in campo mobile, con la logistica che segue dove il terreno lo consente.

Masai Mara: il galoppo della grande migrazione

In Kenya i safari a cavallo gravitano sull'ecosistema del Masai Mara, prosecuzione settentrionale delle pianure del Serengeti. Si cavalca soprattutto nelle conservancy che circondano la riserva nazionale: terre delle comunità locali affittate per un turismo a basso impatto, dove sono permesse attività vietate all'interno della riserva. Le praterie aperte e ondulate sono un terreno di galoppo ideale e, nella stagione della migrazione, indicativamente nella seconda metà dell'anno, mandrie sterminate di gnu e zebre invadono la regione.

Trovarsi in sella in mezzo a una mandria in movimento, con gli animali che scorrono ai due lati, è l'immagine che attira nel Mara i cavalieri esperti. Ma questa è anche terra di predatori: leoni, ghepardi, iene e leopardi vivono qui in gran numero e gli incontri fanno parte della routine. Le guide mantengono distanze abbondanti, dispongono il gruppo tenendo sempre a mente una via di fuga e pretendono obbedienza immediata a ogni indicazione.

Namibia: il deserto per chi ha resistenza

La Namibia è un'altra disciplina. Qui contano meno gli incontri con i grandi predatori e piú la distanza, la resistenza e paesaggi di una vastità che toglie il fiato. Gli itinerari classici attraversano le pianure di ghiaia e i campi di dune del Namib, uno dei deserti piú antichi del mondo, e alcuni arrivano fino alla fredda costa atlantica. Altri esplorano il Damaraland, regione aspra e minerale dove sopravvivono elefanti adattati al deserto e, in alcune zone, rinoceronti neri.

Le giornate in sella sono lunghe, l'escursione termica tra mezzogiorno e notte è violenta e spesso si dorme in campi leggeri sotto un cielo stellato di rara purezza. Gli incontri pericolosi sono piú rari che in Botswana o in Kenya, ma lo sforzo fisico è superiore: molte tappe vanno da punto a punto, senza vera possibilità di tornare indietro. Gli operatori accettano qui solo cavalieri allenati ed esperti, capaci di passare in sella la maggior parte della giornata per una settimana o piú.

Che livello di equitazione serve davvero

È la domanda decisiva, e qui l'onestà vale piú che in qualsiasi altro ambito del viaggio. Per i safari nelle zone con grande fauna pericolosa lo standard è chiaro: bisogna essere cavalieri sicuri, con un assetto indipendente a tutte le andature, e soprattutto capaci di galoppare sotto controllo in caso di emergenza. Se un elefante carica o dei leoni si fanno troppo intraprendenti, il piano della guida si riassume in una parola: velocità. Chi non riesce a stare con il gruppo al galoppo mette in pericolo tutti.

Gli operatori si aspettano una pratica regolare e recente, non un ricordo di lezioni sul pony da bambini. Quasi tutti impongono inoltre un limite di peso per tutelare i cavalli; la cifra esatta varia da scuderia a scuderia e in base al terreno, quindi conviene informarsi prima di prenotare e dichiarare il proprio peso senza barare. Conta anche la forma fisica: parecchie ore di sella al giorno, spesso sotto il sole, stancano perfino i cavalieri robusti. I principianti non sono comunque esclusi dal genere: molte fattorie e lodge, soprattutto in aree senza grande fauna pericolosa, propongono uscite brevi e accompagnate, perfette per costruirsi l'esperienza prima di puntare a un safari itinerante di piú giorni.

Sicurezza: le regole che tengono tutti in sella

Se i safari equestri hanno un buon bilancio di sicurezza è perché nulla è lasciato al caso. Ogni viaggio comincia con un briefing dettagliato: come è organizzata la fila, come comportarsi davanti a ciascuna specie, cosa significano i comandi della guida. Si cavalca in un ordine stabilito, di norma con una guida esperta in testa e una seconda in coda. Le regole d'oro sono semplici e non negoziabili: restare dietro la guida, mantenere la propria posizione, non superare mai, non smontare mai senza esplicito invito.

Le guide leggono di continuo il comportamento degli animali: ci si avvicina con il vento contrario, si tengono distanze maggiorate da elefanti e bufali, si evita la boscaglia fitta dove la visibilità crolla. Anche i cavalli fanno parte del sistema di sicurezza: vengono selezionati e addestrati a restare calmi vicino alla grande fauna, e i loro sensi avvertono un predatore spesso prima di qualunque essere umano. Il casco è vivamente consigliato e obbligatorio presso molti operatori. Dove il terreno lo permette seguono veicoli di appoggio, i campi restano in contatto radio e in alcune regioni la guida porta un fucile che, nella pratica, non esce quasi mai dal fodero. Un safari a cavallo non è privo di rischi; ma per un cavaliere competente che segue le istruzioni, quel rischio è gestito da un sistema collaudato.

Sulla mappa

Okavango, Mara e Namib sono solo i nomi piú celebri di un mondo equestre molto piú ampio, che si estende dal Kalahari alle montagne dell'Africa australe. Aprite la nostra mappa interattiva per vedere dove si trovano davvero il delta dell'Okavango, le conservancy del Masai Mara e le riserve desertiche della Namibia, come si collegano ai parchi vicini e quale zona si adatta meglio al vostro livello in sella. Ingrandite, confrontate — e cominciate a tracciare la prossima cavalcata.