Safari in mongolfiera: come funzionano i voli all'alba su Serengeti e Masai Mara
Sul Serengeti è ancora buio pesto quando i fuoristrada si fermano in mezzo a una piana erbosa. Nella luce dei fari, un enorme involucro di tessuto giace disteso a terra accanto a una cesta di vimini abbastanza grande da ospitare una dozzina di persone. Mezz'ora più tardi, ventilatori e bruciatori a propano ruggenti avranno trasformato quel telo in una mongolfiera alta come un palazzo di parecchi piani, e poco dopo le prime luci scivolerà quasi in silenzio sopra mandrie di gnu e chiome di acacie. Il safari in mongolfiera è una delle esperienze più ambite dell'Africa orientale, eppure quasi nessuno, al momento della prenotazione, sa davvero come si svolgerà quella mattina. Ecco che cosa accade, passo dopo passo, e perché è la fisica a dettare l'orario.
L'alba, l'unico momento possibile
La partenza all'alba non è una trovata commerciale: è una necessità fisica. Una mongolfiera sale perché l'aria riscaldata dai bruciatori all'interno dell'involucro è meno densa dell'aria più fresca che la circonda. Quanto maggiore è la differenza di temperatura, tanta più portanza si ottiene a parità di gas consumato, e l'ora più fredda della giornata cade proprio attorno al sorgere del sole. Poi c'è il vento: nelle prime ore del giorno l'aria sopra la savana è al massimo della calma e della prevedibilità. Quando il sole comincia a scaldare il terreno in modo disuguale, si formano le termiche, colonne di aria calda ascendente che rimescolano gli strati bassi dell'atmosfera, rendono il pallone difficile da governare e gli atterraggi bruschi. I piloti vogliono quindi essere già a terra prima che si sviluppino. Per i passeggeri c'è un vantaggio collaterale: l'alba è anche il momento in cui la savana è più viva, con i predatori ancora in movimento dopo la caccia notturna e gli erbivori che escono a pascolare nel fresco.
Come funziona davvero una mongolfiera
La tecnologia è antica e rassicurante nella sua semplicità. I primi passeggeri della storia si sollevarono sopra la Francia nel 1783, a bordo di un pallone costruito dai fratelli Montgolfier, e da allora il principio non è cambiato. Una mongolfiera da safari è fatta di tre elementi: un gigantesco involucro di tessuto, una serie di bruciatori alimentati a propano e una cesta. Le ceste sono ancora oggi intrecciate in vimini e canna, non per nostalgia ma perché il materiale è leggero, robusto e flette all'impatto, attutendo l'atterraggio. I palloni usati sui grandi parchi africani sono tra i più capienti in servizio: le ceste, divise in scomparti imbottiti, ospitano in genere da otto a sedici ospiti oltre al pilota. Le dimensioni contano, perché un involucro più grande contiene più aria calda, cioè più portanza, un volo più stabile e spazio per spostarsi da un lato all'altro quando gli animali compaiono in basso.
Il rituale della partenza
Aspettatevi una sveglia molto prima dell'alba, un caffè veloce e un trasferimento nel buio fino al punto di decollo. Lì l'involucro giace su un fianco mentre la squadra di terra lo riempie di aria fredda con grossi ventilatori: vederlo gonfiarsi e ondeggiare nei fasci dei fari è già uno spettacolo. Quando il pallone è quasi pieno, il pilota accende i bruciatori, l'aria interna si scalda e l'intera struttura si raddrizza lentamente. I passeggeri di solito salgono a bordo quando la cesta è ancora coricata su un fianco, sdraiandosi nei propri scomparti nella posizione di atterraggio, finché il pallone non li solleva dolcemente in verticale. Dopo un breve briefing sulla sicurezza, con la posizione di atterraggio da assumere e le maniglie a cui aggrapparsi, bastano alcune lunghe fiammate: il terreno si allontana senza scosse, senza pista e quasi senza percezione di movimento, perché si viaggia con il vento e non contro di esso.
Governare senza timone
Un pallone non ha motore, timone né freni. Il pilota controlla direttamente una sola cosa, la quota: sale scaldando l'aria, scende lasciandola raffreddare o aprendo una valvola. La direzione si ottiene in modo indiretto, perché a quote diverse il vento soffia spesso in direzioni leggermente diverse: salendo e scendendo al momento giusto, un pilota esperto riesce a tenere il pallone sulla rotta desiderata, un'arte che richiede una conoscenza intima della meteorologia locale. Durante il volo, che dura in genere circa un'ora, la cesta sfiora a tratti le chiome delle acacie e poi si alza di alcune centinaia di metri per abbracciare l'intero panorama. Tra una fiammata e l'altra regna un silenzio sorprendente: dal basso salgono i canti degli uccelli, i grugniti degli gnu, a volte il ruggito lontano di un leone. Nel frattempo una squadra di recupero segue il pallone in fuoristrada, in contatto radio, perché il punto esatto dell'atterraggio lo deciderà soltanto il vento.
Che cosa si vede dall'alto
I due palcoscenici classici del safari in mongolfiera sono il Parco nazionale del Serengeti, in Tanzania, e la Riserva nazionale del Masai Mara, in Kenya, che insieme formano un unico ecosistema. Il Serengeti è sterminato, quasi quindicimila chilometri quadrati di praterie, boscaglie e valli fluviali; i voli partono da diverse zone a seconda della stagione, spesso attorno all'area centrale di Seronera. Il Masai Mara è molto più piccolo ma di una densità faunistica eccezionale, e i palloni vi sorvolano di frequente i fiumi tortuosi popolati di ippopotami. Se il viaggio coincide con la grande migrazione, quando ben oltre un milione di gnu, insieme a moltitudini di zebre e gazzelle, attraversa l'ecosistema, la vista dall'alto non ha eguali: colonne di animali fino all'orizzonte, sentieri intrecciati nell'erba e l'ombra del vostro stesso pallone che scorre sulle mandrie nella luce dorata del mattino. Elefanti, giraffe e bufali si avvistano con facilità, e dall'alto emergono trame invisibili da terra, come i meandri dei fiumi e le piste della selvaggina.
Il brindisi dopo l'atterraggio
L'atterraggio è la parte meno prevedibile della mattinata. Con vento debole la cesta si posa dolcemente e resta in piedi; con brezza più sostenuta rimbalza, si corica su un fianco e scivola per qualche metro nell'erba: è esattamente per questo che tutti assumono la posizione provata al briefing, seduti, con la schiena nel senso di marcia e le mani sulle maniglie. Non è elegante, quasi mai è pericoloso, e di solito finisce tra le risate. Segue poi un rituale che gli aeronauti tramandano da generazioni: il brindisi con vino spumante dopo l'atterraggio, una tradizione che si fa risalire agli albori dell'aerostatica in Francia, quando i piloti avrebbero portato con sé qualcosa per rabbonire i contadini sbalorditi nei cui campi finivano. Nel contesto del safari, al brindisi segue una vera colazione calda servita a tavola in piena savana, spesso sotto un'acacia solitaria, mentre la squadra ripiega l'involucro. A metà mattina quasi tutti sono di ritorno al lodge, in tempo per il resto della giornata di safari.
Consigli pratici prima di prenotare
Il safari in mongolfiera costa parecchio, in genere diverse centinaia di dollari a persona: i palloni sono costosi da acquistare, mantenere e rifornire di gas, e ogni volo richiede un pilota brevettato e una numerosa squadra di terra. Gli operatori di Kenya e Tanzania rispondono alle rispettive autorità nazionali dell'aviazione civile e i piloti sono titolari di licenze commerciali. Le regole meteo sono rigide: se all'alba il vento è troppo forte o la visibilità insufficiente, il volo viene annullato o rinviato, e le compagnie serie rimborsano o ripianificano. Quasi tutti gli operatori fissano un'età minima per i bambini, non imbarcano donne in gravidanza e chiedono in anticipo il peso dei passeggeri per bilanciare la cesta. In stagione di migrazione conviene prenotare con largo anticipo, perché la domanda supera di gran lunga i posti disponibili. Portate uno strato caldo per la partenza fredda, scarpe chiuse e una fotocamera assicurata con la tracolla anziché appoggiata nella cesta.
Sulla mappa
Serengeti e Masai Mara sono soltanto i luoghi più celebri in cui librarsi sopra la savana: voli in mongolfiera si effettuano anche in altri parchi e riserve, in Africa e non solo. Per capire dove si trovano questi paesaggi, come si collegano le aree protette e che cosa le circonda, aprite la nostra mappa interattiva ed esplorate l'ecosistema con i vostri occhi. Ingrandite le pianure descritte in queste righe, seguite i fiumi che i palloni sfiorano all'alba e cominciate a immaginare da dove partirà il vostro volo.