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Parco nazionale di Ruaha: viaggio nel cuore selvaggio della Tanzania

Nel cuore della stagione secca il Grande Ruaha si riduce a una collana di pozze verdi incastonate nella sabbia rovente, e ogni creatura di questo angolo della Tanzania centro-meridionale organizza le proprie giornate attorno a esse. Gli elefanti scavano pozzi nel letto del fiume con proboscide e zampe anteriori. I grandi kudu escono dai fitti cespugli al crepuscolo per abbeverarsi. E da qualche parte lungo la riva, quasi sempre, ci sono leoni in attesa. Questo è il parco nazionale di Ruaha: uno dei più estesi dell'Africa orientale, uno dei meno visitati e, per molti viaggiatori esperti di safari, sommessamente il più affascinante di tutti.

Una storia che parte da lontano

Il Ruaha è stato istituito come parco nazionale nel 1964, ma la tutela di queste terre affonda le radici in epoche precedenti, quando l'area faceva parte di più vaste riserve di caccia coloniali. Con l'accorpamento di zone protette confinanti, il parco ha superato i 20.000 chilometri quadrati, e rappresenta comunque solo il nucleo di un insieme molto più grande: insieme alle riserve adiacenti forma l'ecosistema di Rungwa-Ruaha, una delle distese selvagge contigue più ampie del continente. I numeri, però, raccontano solo metà della storia. Ciò che colpisce davvero è la sensazione di trovarsi in un'Africa d'altri tempi: una manciata di lodge e campi stagionali disseminati lungo il fiume, piste rosse che si perdono nel bosco di miombo, e la concreta possibilità di guidare per un giorno intero, tra elefanti e antilopi, senza incrociare un altro veicolo. Chi arriva qui dopo i celebri parchi del nord scopre una grammatica del safari completamente diversa: più lenta, più silenziosa, più intima.

Il fiume che comanda le stagioni

Il Grande Ruaha, da cui il parco prende il nome, ne lambisce il confine sudorientale ed è il suo cuore pulsante. Durante le piogge scorre ampio e limaccioso; verso la fine della stagione secca può ridursi a pozze isolate tra banchi di sabbia. È proprio questa contrazione a rendere il safari così intenso. Man mano che l'acqua scompare dalla boscaglia circostante, la fauna converge sul corridoio fluviale in concentrazioni spettacolari: mandrie di bufali, a volte di parecchie centinaia di capi, scendono a bere in formazione serrata; gli elefanti aprono polle nella sabbia di cui approfittano poi tragelafi, babbuini e grandule; ippopotami e coccodrilli si ammassano nelle pozze superstiti. Ai predatori non resta che appostarsi lungo i sentieri che portano all'acqua e lasciare che la stagione secca lavori per loro. Il fiume, però, porta con sé anche un monito: a monte, i prelievi per l'irrigazione, in particolare per le risaie delle zone umide dell'Usangu, ne hanno ridotto la portata di stagione secca nel corso dei decenni. Persino la natura più remota dipende da scelte compiute molto lontano dai suoi confini.

Il regno dei baobab

Se esiste un'immagine che riassume il Ruaha, è un baobab al tramonto: un tronco colossale e panciuto, grigio argenteo, sormontato da rami che sembrano radici protese verso il cielo. Il parco custodisce uno dei più straordinari paesaggi di baobab dell'Africa. Questi alberi del genere Adansonia sono organismi sorprendenti: immagazzinano acqua nel tronco fibroso, restano spogli per gran parte dell'anno e possono vivere per molti secoli; gli esemplari più imponenti del parco erano già adulti molto prima che un europeo mettesse piede in questa regione. Nella stagione secca gli elefanti incidono con le zanne la corteccia tenera e ricca di umidità, e molti baobab del Ruaha portano cicatrici profonde e tronchi scavati da generazioni di queste attenzioni, a cui tuttavia sopravvivono quasi sempre. Ogni albero è un condominio di vita: buceri e ghiandaie marine nidificano nelle cavità, pipistrelli e galagoni visitano i grandi fiori bianchi, e i frutti vellutati nutrono babbuini, elefanti e comunità locali. Guidare tra migliaia di questi giganti, sulle piste rosse del parco, somiglia meno a un safari classico che alla traversata di una galleria di sculture plasmata dalla natura nel corso dei secoli.

Terra di leoni

Il Ruaha è, prima di ogni altra cosa, terra di leoni. Il parco e l'ecosistema che lo circonda ospitano una delle più consistenti popolazioni di leoni rimaste in Africa, e i branchi sono celebri per le loro dimensioni: non è raro trovarne venti o più insieme, distesi all'ombra di un korongo, i letti sabbiosi dei corsi d'acqua stagionali che solcano il parco. Branchi grandi significano prede grandi: i leoni del Ruaha sono abili cacciatori di bufali, capaci di pedinare una mandria per giorni e di metterla alla prova ai guadi del fiume. Osservare un branco coordinato manovrare attorno a centinaia di bufali nella polvere dorata del tardo pomeriggio è uno degli spettacoli più potenti del continente, e qui ci sono ottime probabilità di goderselo in perfetta solitudine. Nell'ecosistema operano da anni progetti di ricerca sui carnivori che collaborano con le comunità locali per ridurre i conflitti tra pastori e predatori, perché i leoni si spingono ben oltre i confini del parco. Non mancano i leopardi, spesso adagiati sugli alberi delle rive, né le iene macchiate, le cui grida attraversano la valle di notte.

Dove due Afriche si incontrano

Dal punto di vista biologico il Ruaha è un crocevia, ed è questo a renderlo così interessante. Il parco occupa una zona di transizione in cui le savane ad acacie e commifore, tipiche dell'Africa orientale, sfumano gradualmente nelle foreste chiare di miombo che ricoprono l'Africa australe. Il risultato è una mescolanza di specie che pochi altri luoghi possono vantare. Il Ruaha è uno dei rarissimi posti in cui grande kudu e piccolo kudu convivono, e ospita anche l'antilope nera e l'antilope roana, due maestosi specialisti del miombo dalle corna a scimitarra, assenti dai famosi parchi settentrionali. Gazzelle di Grant pascolano non lontano dagli alcelafi di Lichtenstein; sciacalli e otocioni perlustrano gli spazi aperti. Anche per il birdwatching la posizione paga: nel parco sono state censite oltre 570 specie di uccelli, tra cui endemismi tanzaniani come lo storno cinerino, raggiunti nella stagione verde da ondate di migratori paleartici.

Quando andare e come arrivare

La stagione migliore per l'osservazione della fauna va da giugno a ottobre, quando la boscaglia si dirada e gli animali si concentrano attorno alle pozze in via di prosciugamento. La stagione verde offre in cambio cieli drammatici, antilopi appena nate, baobab in piena foglia e un birdwatching di prim'ordine, al prezzo di una fauna più dispersa. Il modo più comodo per raggiungere il Ruaha è il piccolo aereo da Dar es Salaam o da Arusha; chi ha tempo può affrontare il lungo ma appagante viaggio su strada attraverso gli altopiani, passando per Iringa. Molti viaggiatori abbinano il Ruaha al parco nazionale di Nyerere, più a est, componendo un itinerario meridionale che scambia la folla con la profondità. Una cosa va detta chiaramente: il Ruaha non è la destinazione di chi vuole spuntare caselle, ma di chi cerca la savana nella sua forma originaria, con la sua polvere, i suoi silenzi e le sue sorprese. Molti campi propongono anche passeggiate guidate: a piedi, impronte, tracce e richiami d'allarme degli uccelli raccontano una storia della boscaglia che dall'auto non si coglie mai del tutto. Nello zaino non manchino un buon binocolo, abiti dai colori neutri e una robusta scorta di pazienza; al resto penseranno il caffè dell'alba accanto al fuoco e il ruggito lontano dei leoni dopo il tramonto.

Sulla mappa

Le dimensioni del Ruaha si comprendono davvero solo vedendole distese: il corridoio del fiume, la trama dei korongo, il mare di miombo che corre verso l'orizzonte. Aprite la nostra mappa interattiva per individuare con precisione il parco nazionale di Ruaha in Tanzania, capire come si collega al circuito safari del sud e localizzare piste di atterraggio, ingressi e riserve confinanti. Riducete lo zoom: la vastità di questa terra selvaggia parla da sola.