I monti Simien: il tetto d'erba e roccia dell'Etiopia
Sugli altopiani del nord dell'Etiopia la terra non si limita a innalzarsi: si spezza. I monti Simien sono i resti erosi di un antico vulcano a scudo, modellati nel corso di milioni di anni in un bastione frastagliato di guglie, contrafforti e gole che precipitano in un solo slancio per ben oltre un chilometro. Percorrete l'altopiano all'alba e l'orlo della scarpata semplicemente svanisce nelle nubi, mentre alle vostre spalle la prateria si accende d'oro sotto un sole esile e freddo. È uno dei pochi luoghi del continente in cui si possono vedere scimmie brucare come pecore, avvistare uno stambecco che non vive in nessun altro angolo della Terra e camminare su un suolo iscritto al patrimonio mondiale dell'UNESCO fin dai suoi primissimi anni.
Un paesaggio scolpito dal fuoco e dal tempo
Il massiccio del Simien sorge nella regione dell'Amhara, nel nord dell'Etiopia, parte dell'immenso duomo montuoso che vale al paese l'appellativo di tetto d'Africa. La sua forma spettacolare è il frutto di una lunga storia geologica: strato su strato di basalto deposto da eruzioni vulcaniche, poi inciso da pioggia, gelo e fiumi lungo un arco di tempo incalcolabile. Ne resta un paesaggio di altipiani dalla sommità piatta bruscamente tagliati da rupi, di pinnacoli isolati che si ergono staccati dal massiccio e di vallate profonde da cui la foschia risale dalle terre basse. La più alta di queste cime è il Ras Dashen, che raggiunge circa 4.543 metri e ne fa la montagna più elevata dell'Etiopia e uno dei punti più alti dell'intera Africa. La scala è davvero spiazzante: ciò che sembra una breve passeggiata sul tavolato roccioso si rivela separato da voragini che richiedono un'intera giornata per essere aggirate.
I brucatori dal cuore sanguinante
Nessun animale incarna il Simien meglio del gelada. Spesso chiamato per comodità babbuino gelada, è in realtà l'unico rappresentante vivente del proprio genere, un primate che si trova soltanto sugli altopiani etiopi. I gelada si distinguono da quasi tutte le altre scimmie del mondo perché si nutrono soprattutto d'erba: trascorrono lunghe ore seduti sul cotico, avanzando sul posteriore e cogliendo i fili con dita abili. Li si riconosce all'istante per la chiazza di pelle nuda sul petto, che negli adulti assume un rosso acceso e ha loro fruttato il soprannome di scimmia dal cuore sanguinante. Si radunano in alcuni dei più grandi aggregati conosciuti tra i primati, centinaia di esemplari che si spostano insieme attraverso i prati, e di notte scendono le pareti rocciose per dormire su cenge fuori dalla portata dei predatori. Per il visitatore, sedersi in silenzio a pochi metri da un branco intento a pascolare, in ascolto del suo cinguettio vocale sorprendentemente vario, è tra le esperienze più indelebili del massiccio.
Uno stambecco unico al mondo
Se il gelada è l'emblema, lo stambecco walia è il tesoro. Questa capra selvatica è endemica del massiccio del Simien, aggrappata alle ripide cenge erbose e alle pareti della scarpata dove pochi altri grandi mammiferi riescono a seguirla. I maschi portano pesanti corna ricurve all'indietro e si muovono con stupefacente sicurezza di zampa su terreni quasi verticali. Per gran parte del ventesimo secolo il walia fu uno dei grandi mammiferi più minacciati del continente, i suoi effettivi ridotti dalla caccia e dall'avanzata continua di coltivi e bestiame nel suo habitat. La protezione attenta all'interno del parco nazionale ha da allora consentito alla popolazione di risollevarsi dal punto più basso, pur restando confinata a questa sola catena e tenuta sotto stretta osservazione dai conservazionisti. Sorprendere un walia in bilico su una cengia sopra il vuoto è, per molti escursionisti, il culmine del viaggio.
Il lupo dell'alta brughiera
Ancora più in alto, sulla brughiera afroalpina aperta, vive il lupo etiope, largamente ritenuto il canide più raro del mondo e il carnivoro più minacciato d'Africa. Snello, dal mantello fulvo e dalle lunghe zampe, somiglia ben poco ai lupi cacciatori in branco dell'emisfero nord; caccia invece in solitaria attraverso la prateria, specializzato nei roditori che crivellano l'altopiano con le loro tane. La sua sopravvivenza dipende interamente da questi fragili habitat di montagna, e il Simien è uno dei pochi baluardi in cui è ancora possibile incontrarlo. Gli avvistamenti non sono mai garantiti, ma la vista di un lupo solitario che trotta deciso sulla brughiera alle prime luci ricorda quanta rarità biologica del mondo si concentri in questi altipiani.
La vita sull'orlo del cielo
Le piante del Simien sono singolari quanto i suoi animali. L'alta brughiera è punteggiata di lobelie giganti, straordinarie piante colonnari che si ergono come sentinelle sopra l'erba e l'erica, un adattamento al regime aspro di giornate calde e notti gelide tipico delle montagne tropicali. Graminacee cespitose, fiori perpetui e boschetti di erica arborea rivestono i versanti, cedendo a quote più basse il posto a lembi residui di foresta. Nel cielo domina il gipeto, l'avvoltoio barbuto, che veleggia sulle correnti ascensionali lungo la linea delle rupi ed è celebre per lasciar cadere le ossa sulla roccia per frantumarle e raggiungere il midollo. L'avifauna del massiccio è ricca e comprende diverse specie proprie dei soli altopiani etiopi, il che rende il luogo altrettanto gratificante per l'osservatore paziente quanto per l'appassionato di mammiferi.
Tutela, pressioni e un posto nell'elenco mondiale
Il parco nazionale del Simien fu tra i primissimi siti naturali iscritti al patrimonio mondiale dell'UNESCO, riconosciuto nel 1978 per i suoi paesaggi eccezionali e per la concentrazione di specie endemiche e minacciate. Tale riconoscimento non gli ha risparmiato le difficoltà. La crescita demografica, le coltivazioni e la pressione del pascolo dentro e intorno al parco portarono all'inserimento del sito nell'elenco del patrimonio mondiale in pericolo, cui seguirono anni di lavoro di conservazione coordinato, tra cui gli sforzi per alleggerire la pressione umana sugli habitat centrali. Il parco fu infine rimosso dall'elenco dei siti in pericolo, un'inversione rara e incoraggiante, anche se l'equilibrio tra le necessità delle comunità locali e la sopravvivenza della fauna resta delicato. Comprendere questa tensione significa già comprendere il luogo: il Simien non è una natura incontaminata sigillata dagli esseri umani, ma un paesaggio vivo condiviso, a volte a fatica, tra agricoltori, pastori e alcuni degli animali più straordinari del pianeta.
Camminare lungo la scarpata
Per il viaggiatore il Simien è anzitutto una meta di trekking. Il consueto punto di partenza è la cittadina di Debark, dove si ottengono i permessi e dove guide ed esploratori si uniscono al gruppo; da lì gli itinerari salgono sull'altopiano e seguono la scarpata di belvedere in belvedere. Le giornate trascorrono attraversando praterie ondulate, con l'orlo delle rupi sempre da un lato e l'immenso strapiombo oltre; le notti sono fredde e spesso limpide, e la quota impone un passo costante, senza fretta. Le escursioni vanno da una sola giornata ai belvedere più vicini a spedizioni di una settimana o più in direzione del Ras Dashen. Qualunque sia la durata, la ricompensa è la stessa: un senso ininterrotto di spazio, incontri con la fauna a piedi anziché da un veicolo e la lenta rivelazione di un mondo montano senza uguali altrove in Africa.
Sulla mappa
Per vedere come il massiccio del Simien si inserisca nel tessuto più ampio degli altopiani etiopi e delle regioni di safari circostanti, aprite la nostra mappa interattiva. Potrete tracciarvi la linea della scarpata, individuare la cittadina di partenza di Debark e l'altopiano che la sovrasta, e collocare questa catena straordinaria in rapporto con i parchi nazionali e le riserve che cingono il Corno d'Africa. Da lì, disegnare un itinerario che unisca le montagne agli altri luoghi selvaggi della regione diventa questione di pochi clic.