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Parco nazionale di Hwange: viaggio nel regno degli elefanti dello Zimbabwe

Sulla piattaforma rialzata che domina la pozza di Nyamandhlovu, poco lontano da Main Camp, il tramonto è un appuntamento fisso. Prima arrivano le faraone e i babbuini, poi le giraffe, caute, a gambe divaricate sull'acqua. Infine, quasi sempre, arrivano loro: gli elefanti, a decine, a centinaia, emergendo dal bosco di teak come una marea grigia. Siamo nel parco nazionale di Hwange, la più grande area protetta dello Zimbabwe con circa 14.600 chilometri quadrati distesi fino al confine con il Botswana. Un parco che vive di un paradosso: nel suo cuore non scorre alcun fiume perenne, eppure ospita una delle maggiori concentrazioni di grandi mammiferi di tutta l'Africa australe.

Un gigante ai margini del Kalahari

Hwange sorge dove le sabbie profonde del bacino del Kalahari incontrano gli altopiani boscosi dello Zimbabwe occidentale. A sud e a ovest, distese sabbiose sostengono praterie aperte punteggiate di palme e acacie; a nord e a est, suoli più ricchi alimentano fitte foreste di teak dello Zambesi e di mopane. Questo mosaico di ambienti è la vera ragione della straordinaria biodiversità del parco, che fa oggi parte della vasta area di conservazione transfrontaliera del Kavango-Zambesi, un corridoio ecologico che unisce le grandi terre selvagge dello Zimbabwe, del Botswana e dei paesi vicini. La storia dell'area protetta comincia alla fine degli anni Venti del Novecento, quando il territorio venne destinato a riserva faunistica; lo status di parco nazionale arrivò nel 1961. Il nome ricorda un capo locale, Hwange, mentre in epoca coloniale la riserva era nota come Wankie. Terra giudicata inservibile per l'agricoltura e la pastorizia, troppo sabbiosa e troppo arida, si rivelò per questo un dono inatteso alla conservazione.

L'acqua che non c'è

Il destino di Hwange si decide sottoterra. Le piogge, concentrate tra novembre e marzo o aprile, filtrano rapidamente nella sabbia invece di raccogliersi in corsi d'acqua, e le pozze naturali che si riempiono nella stagione umida si prosciugano una dopo l'altra durante l'inverno australe. Senza intervento umano, gli animali dovrebbero migrare altrove o soccombere. La soluzione la trovò il primo guardiano del parco, Ted Davison, che comprese il problema e iniziò a perforare pozzi per pompare l'acqua di falda in una rete di abbeveratoi artificiali. Il sistema funziona ancora oggi, con pompe un tempo a gasolio o a vento e sempre più spesso a energia solare, mantenute dall'autorità dei parchi e da organizzazioni private di conservazione. Per il visitatore tutto questo si traduce in un modo particolare di fare safari: più che inseguire gli animali, qui si sceglie una pozza, si spegne il motore e si aspetta. Nei mesi più caldi e secchi, settembre e ottobre, un singolo specchio d'acqua può richiamare in un pomeriggio elefanti, giraffe, zebre, kudu e leoni. Ma l'equilibrio resta fragile: se le pompe si fermano, l'intero ecosistema vacilla.

La capitale degli elefanti

Hwange è, prima di ogni altra cosa, terra di elefanti. Il parco ospita una delle popolazioni più numerose dell'intero continente e nella stagione secca i censimenti parlano di decine di migliaia di individui, con branchi che si muovono liberamente tra lo Zimbabwe e il vicino Botswana. Lo spettacolo alle pozze è di quelli che non si dimenticano: le matriarche in testa, i piccoli stretti tra le zampe degli adulti, gruppo dopo gruppo che beve, si bagna, si spintona e poi torna a dissolversi nel bosco. Una simile abbondanza, naturalmente, solleva interrogativi complessi: la pressione sulla vegetazione, la dipendenza dall'acqua pompata, la convivenza con le comunità che vivono ai margini del parco. Hwange è così diventato uno dei luoghi in cui il dibattito sulla gestione degli elefanti nell'Africa australe si gioca nel modo più concreto, sotto gli occhi di chiunque passi una giornata a bordo pozza.

I lupi dipinti

Se gli elefanti rappresentano l'abbondanza di Hwange, i licaoni ne sono il tesoro più raro. Questo canide dal mantello screziato di fulvo, nero e bianco, sempre più spesso chiamato lupo dipinto, è tra i grandi carnivori più minacciati dell'Africa: in natura ne sopravvivono soltanto poche migliaia. Hwange e le foreste circostanti costituiscono una delle sue roccaforti più importanti. I branchi cacciano impala e kudu attraversando ogni giorno distanze enormi, con una coordinazione che li rende predatori di micidiale efficienza e con una vita sociale tra le più affascinanti del regno animale. Vicino al villaggio di Dete, ai margini del parco, opera da molti anni l'organizzazione Painted Dog Conservation: pattuglie antibracconaggio, un centro di recupero per gli animali feriti dai lacci o dai veicoli, progetti educativi nelle scuole della zona. Nessun avvistamento è garantito, perché i licaoni sono nomadi instancabili, ma assistere al rituale di saluti di un branco prima della caccia è uno dei privilegi più grandi che un safari possa offrire.

Cecil e i grandi felini

I leoni di Hwange finirono sulle prime pagine di tutto il mondo nel 2015, quando un grande maschio dalla criniera scura di nome Cecil fu abbattuto da un cacciatore di trofei dopo aver varcato il confine del parco. Cecil portava un collare satellitare applicato dall'unità di ricerca sulla conservazione della fauna dell'università di Oxford, che studia da anni i leoni della zona, e la sua morte accese una controversia planetaria sulla caccia ai trofei che non si è mai del tutto spenta. Al di là dei titoli, quelle ricerche hanno rivoluzionato la comprensione di come i leoni usino un paesaggio costruito attorno alle pozze: i branchi si ancorano alle fonti d'acqua affidabili, i maschi pattugliano territori vastissimi e il margine del parco resta il luogo più pericoloso che un leone di Hwange possa frequentare. Accanto ai leoni vivono i leopardi, più legati alle zone rocciose del nord, i ghepardi delle praterie aperte e due specie di iena, la macchiata e la più rara bruna, tipica abitante dei margini del Kalahari.

Antilopi rare e quattrocento specie di uccelli

Ridurre Hwange ai suoi elefanti e ai suoi predatori significherebbe perdersi gran parte della sua ricchezza. Nel parco è stato censito circa un centinaio di specie di mammiferi, e il cast di contorno merita attenzione: Hwange è tra i luoghi migliori dello Zimbabwe per osservare l'antilope nera e l'antilope roana, due tra i più eleganti e schivi erbivori della regione. Mandrie imponenti di bufali, giraffe, zebre, gnu ed eland si spostano tra le pozze, mentre dopo il tramonto compaiono tassi del miele, otocioni e istrici. Gli appassionati di birdwatching hanno registrato circa quattrocento specie di uccelli, dal bucero di Bradfield nelle foreste alle cicogne, agli aironi e ai rapaci che animano le pozze allagate della stagione delle piogge. Una giornata intera trascorsa accanto a un solo abbeveratoio può regalare una lista di specie che altrove richiederebbe una settimana.

Quando andare e come organizzarsi

Il parco cambia volto radicalmente nel corso dell'anno. Da maggio a ottobre circa domina la stagione secca: l'erba si dirada, le albe di giugno e luglio possono essere gelide e la fauna si concentra attorno agli abbeveratoi artificiali, con settembre e ottobre come mesi classici per gli avvistamenti. Le piogge, in genere da novembre a marzo o aprile, trasformano Hwange in una savana verde e fiorita: gli animali si disperdono, ma nascono le antilopi, arrivano gli uccelli migratori e i cieli di temporale regalano ai fotografi la luce più bella dell'anno. La visita si organizza tradizionalmente attorno a tre regioni: Main Camp a nord-est, lungo la strada che collega Bulawayo alle cascate Vittoria, Sinamatella sul suo crinale panoramico a nord e Robins Camp a nord-ovest, mentre a sud le concessioni private ospitano campi tendati con safari guidati, passeggiate nella savana e capanni d'osservazione in riva all'acqua. Dalle cascate Vittoria bastano poche ore di strada: per una wilderness di queste dimensioni, Hwange è sorprendentemente accessibile.

Sulla mappa

Le dimensioni di Hwange si capiscono meglio con un colpo d'occhio che con mille parole. Aprite la mappa interattiva per collocare il parco nello Zimbabwe occidentale, tra le cascate Vittoria a nord, il confine con il Botswana a ovest e le sabbie del Kalahari che lo sorreggono. Da lì potrete individuare le vie d'accesso, confrontare Hwange con gli altri parchi della regione dello Zambesi e cominciare a disegnare un itinerario all'altezza del più grande santuario faunistico dello Zimbabwe.